|
Estintore (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
L' estintore è un'apparecchiatura
mobile destinata allo spengimento di fuochi mediante emissione autonoma di prodotti
atti a soffocare o in qualsiasi modo spegnere i fuochi stessi, contenuti nell'apparecchiatura
stessa.
Costruzione
Un estintore è in genere costituito dai seguenti componenti :
- Uno o più serbatoi, atti a contenere l'agente estinguente,
il propellente o ambedue;
- Una valvola, atta ad intercettare e/o regolare il flusso dell'agente
estinguente;
- Una manichetta, ossia un tubo flessibile che consente il facile indirizzamento
dell'agente estinguente nelle direzioni opportune (questa può mancare
negli estintori di piccola taglia, fino a 3 kg);
- Un agente estinguente che, spruzzato o sparso o comunque posto a contatto
del fuoco, interagisce con questo spengendolo o limitandolo;
- Un propellente, gas atto all'espulsione dell'agente estinguente.
Classificazione
Gli estintori si possono classificare secondo :
- Tipo di agente estinguente:
- Carica di agente estinguente;
- Sistema di propulsione;
- Trasportabilità;
- Metodo di impiego.
Classificazione per agente estinguente
Vi sono essenzialmente tre tipi di agenti estinguenti, funzionanti rispettivamente
per soffocamento, raffreddamento, reazione chimica; le azioni
possono essere (e sono in genere) combinate.
Sono agenti per soffocamento quelli che impediscono il contatto tra il materiale
combustibile ed
il comburente, quali i gas
inerti (soprattutto l'anidride
carbonica e l'azoto), i sali fusi
che solitamente fondono alle temperature delle fiamma, e creano uno strato fluido,
poi raffreddato, che copre il combustibile: caso tipico, il cloruro
di sodio, usato per spegnere fuochi di metalli. Ne sono esempio anche gli schiumogeni,
prodotti che, in vari modi, creano una schiuma abbastanza leggera da formare
uno strato isolante tra il combustibile (ad esempio un liquido infiammabile)
ma abbastanza compatta da non permettere la rottura dello strato, e i filmanti,
prodotti che, solitamente in soluzione acquosa, creano una pellicola impermeabile
all'aria (o comunque al gas comburente).
Sono agenti per raffreddamento quei composti atti a sottrarre calore al combustibile,
per farlo scendere sotto la temperatura di accensione (soprattutto l'acqua,
ma anche la neve di anidride carbonica)
Sono agenti per reazione chimica quelli che modificano chimicamente il combustibile
o il comburente per renderli non più atti alla combustione, o si modificano
chimicamente essi stessi per produrre agenti per soffocamento o raffreddamento.
Ne sono esempi tipici le polveri chimiche e gli idrocarburi alogenati,
detti anche halon, ormai però banditi a causa della loro alta nocività per
lo strato di ozono stratosferico. Per questi ultimi esistono dei sostituti a
basso impatto ambientale, si tratta però di estinguenti molto costosi
e con efficienza limitata.
Descrizione di principali agenti estinguenti
Nella pratica comune, gli agenti più comuni sono :
- L'acqua, tipico agente per raffreddamento
che però, vaporizzando grazie al calore fornito dalla combustione, cambia
di stato fisico in vapore, che ha una certa azione di soffocamento; recentemente
sono stati realizzati a nebbia, sostanzialmente degli spruzzatori
di gocce estremamente sottili, tali da creare una sospensione in aria con forte
rilascio di vapore d'acqua, avente appunto effetto soffocante. Non tossica, poco
costosa e facilmente reperibile, non è utilizzabile nello spengimento
di fuochi di idrocarburi leggeri in quanto questi galleggerebbero sull'acqua,
ristabilendo il contatto con l'ossigeno comburente. Ovviamente non utilizzabile,
se non in casi particolarissimi, su apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Altrettanto ovviamente, non può essere usata (salvo aggiunta di additivi
anticongelanti) sotto la temperatura di 0 gradi Celsius.
- L'anidride
carbonica, normalmente conservata in recipienti a pressione allo stato liquido,
che espande al rilascio generando neve di anidride carbonica (il cosiddetto ghiaccio
secco) a temperature di decine di gradi Celsius sotto zero. La neve si scioglie,
sottraendo calore ai corpi in fiamme, e crea uno strato di anidride carbonica,
gas inerte più pesante dell'aria, che isola il combustibile dall'ossigeno comburente.
Relativamente abbondante e poco costosa, ha il grande vantaggio di non lasciare
residui, essendo un gas sostanzialmente inerte, e lo svantaggio di non prestarsi
allo spengimento di corpi di forma complessa, come tessuti e simili, proprio
per la proprietà di puro soffocamento. L'impiego principale è su
fuochi che interessano meccanismi delicati o preziosi, proprio per l'assenza
quasi totale di attività chimica e per l'assenza di residui. Va usata
con cautela in ambienti chiusi, a causa dell'effetto asfissiante dell'anidride
carbonica.
- Le soluzioni filmanti, soluzione acquosa di prodotti denominati AFFF, acronimo di aqueous
film forming foam, che uniscono il potere raffreddante dell'acqua alle capacità soffocanti
dell'AFFF. Hanno impiego principale sui fuochi di idrocarburi, di tessili, carta
e legno, unendo l'attività raffreddante dell'acqua a quella isolante del
film. A causa del forte contenuto di acqua possono provocare danni alle apparecchiature
elettriche (anche se gli estintori, mediante particolari accorgimenti, possono
a volte consentirne l'uso senza pericolo per l'operatore.
- Gli schiumogeni, in realtà poco usati negli estintori e molto più nelle
installazioni fisse e sui grandi mezzi mobili di spengimento, che sono in pratica
soluzioni acquose contenenti forti tensioattivi e
che quindi, spruzzati sulle fiamme isolano combustibile da comburente, combinando
ciò col potere raffreddante dell'acqua. Sono usati quasi esclusivamente
su fuochi di idrocarburi; alcuni schiumogeni consentono lo spengimento per saturazione
di ambienti chiusi, consentendo addirittura la respirabilità grazie alle
bolle di grandi dimensioni.
- Le polveri chimiche. Sono probabilmente l'agente estinguente più usato.
Hanno caratteristiche particolari, in quanto si modificano chimicamente per azione
del calore e liberano gas inerti, dando un residuo incombustibile o addirittura
attivo. Il caso principale è costituito dal fosfato
monoammonico, la cosiddetta polvere polivalente. Per azione del calore
si trasforma in sali di ammonio diversi liberando H2O in forma di vapore; i sali
di ammonio fondono e creano una crosta impermeabile all'ossigeno sul corpo caldo. È perciò attivo
su fuochi sia di liquidi che di solidi. I residui di combustione (sali di ammonio,
ammoniaca, eccetera) hanno una certa tossicità, per cui va usata con cautela
in ambienti chiusi. Molto usato anche il bicarbonato
di sodio, che per azione del calore si trasforma in carbonato
di sodio e anidride
carbonica; quest'ultima ha il noto effetto soffocante, e il carbonato, che
si presenta in forma spugnosa, ha un effetto coprente. Come l'anidride carbonica,
ha effetto solo su fuochi di liquidi. Di uso limitato l'urea (polveri Monnex)
e il cloruro
di potassio; di uso speciale il cloruro
di sodio, efficace sui fuochi generati da metalli (sodio, magnesio, alluminio),
che soffoca fondendo e ricostituendo una crosta impermeabile.
- Gli idrocarburi alogenati. Hanno avuto un momento di successo tra il 1970
e il 1990, per le loro caratteristiche di grande efficacia di spengimento e assenza
di residui. Sono sostanzialmente dei derivati paraffinici alogenati, di formula
generica CnFmClpBrq. Denominati commercialmente Halon seguito
da un numero di 4 cifre rappresentante il numero di atomi, nell'ordine, di carbonio,
fluoro, cloro, bromo.
Quindi, l'Halon 1301 è un trifluoromonobromometano, l'Halon 1211 (nome
commerciale BCF) un difluoroclorobromometano, l'Halon 2402 (nome commerciale
Fluobrene) un tetrafluorodibromoetano. Messi al bando in tutto il mondo per la
forte attività antagonista alla formazione dello strato di ozono stratosferico
a seguito dei protocolli di Montréal e di Copenhagen, sono stati sostituiti
dai cosiddetti HCFC (clorofluorocarburi idrogenati), di scarso successo perché molto
meno efficaci.
Classificazione per utilizzo
Come si è visto, l'estintore può contenere agenti estinguenti
diversi, e questi possono avere efficacia su diversi tipi di fuochi. Di conseguenza,
vi è una classificazione, sancita ufficialmente dalle norme attualmente
in vigore, tendente a selezionare gli estintori per impiego.
Tipi di fuoco
A questo scopo sono stati definiti dal Comitato Europeo di Normazione (CEN)
dei tipi di fuoco, a seconda del tipo di combustibile. Vi sono quindi :
- fuochi di classe A generati da combustibili solidi quali legno, carta,
pelli, gomma e derivati, tessili, con l'esclusione dei metalli;
- fuochi di classe B generati da combustibili liquidi, quali idrocarburi,
alcol,
solventi, oli minerali grassi, eteri, benzine e simili, e da solidi liquefabili;
- fuochi di classe C generati da combustibili gassosi, quali idrogeno,
metano, butano, acetilene, propilene;
- fuochi di classe D generati da metalli combustibili quali potassio,
sodio e loro leghe, magnesio, zinco, zirconio, titanio e alluminio in polvere.
Essi bruciano sulla superficie metallica a temperatura molto elevata, spesso
con fiamma brillante. Dal punto di vista normativo, non esiste un focolaio standard
su cui eseguire prove per il riconoscimento della classe D, ma il costruttore
dell'apparecchio deve dichiarare, sotto la propria responsabilità, l'idoneità dell'estintore
per questa classe di fuoco. Le norme ISO prevedono
una classificazione più fine, che distingue ad esempio tra metalli liquidi
e solidi.
È poi definita una classe di fuoco E (non prevista dalla classificazione
CEN), indicante l'utilizzabilità dell'estintore su apparecchiature elettriche
in tensione, quali trasformatori, alternatori, interruttori, quadri elettrici.
I tipi di fuoco appaiono sull'estintore raffigurati mediante pittogrammi, che
sono illustrati nel paragrafo relativo alle norme EN3. La classe E non è indicata
tramite pittogramma, ma attraverso la scritta "UTILIZZABILE SU APPARECCHI ELETTRICI
IN TENSIONE". Altre norme definiscono tipi ulteriori di fuoco, quali i fuochi
di oli o grassi da cucina (classe F), ma sono di uso sporadico. Tuttavia, la
norma EN3 riconosce anche la classe F, quindi è possibile reperire in
commercio estintori la cui capacità estinguente è stata verificata
anche su tale classe, tali estintori utilizzano una sostanza estinguente a base
idrica con additivi ad azione filmante. La norma EN3 non richiede, per gli estintori ad anidride carbonica, la prova di spegnimento per la classe C e la colorazione
grigia della parte superiore delle bombole per estintori portatili. Queste caratteristiche
erano invece richieste con la normativa precedente (D.M. 20/12/82).
Servizi di manutenzione
ESTINTORI,
revisione
ESTINTORI e collaudo
di ESTINTORI, MANICHETTE IDRANTI, PORTE TAGLIAFUOCO
e RILEVATORI DI FUMO.
MANUTENZIONE
ESTINTORI A NORMA UNI 9994
Revisione
norma UNI 9994 5.3
Consiste in una misura di prevenzione atta a verificare l'efficienza dell'estintore
tramite la sostituzione dell'agente estinguente (la frequenza massima di revisione
deve essere pari ad almeno 36 mesi per gli estintori a polvere, 18 mesi per quelli
ad acqua o schiuma, 60 mesi per i CO2 e 72 mesi per quelli ad idrocarburi alogenati).
Controllo semestrale UNI 9994 5.2
Consiste in una misura di prevenzione atta a verificare, con frequenza almeno
semestrale, l'efficienza dell'estintore.
Collaudo a norma UNI 9994 5.4
Consiste in una misura di prevenzione atta a verificare, con la frequenza sotto
specificata, la stabilità del serbatoio o della bombola dell'estintore,
in quanto facente parte di apparecchi a pressione.
Gli estintori a biossido di carbonio (CO2) e le bombole di gas ausiliario devono
rispettare le scadenze indicate dalla legislazione vigente in materia di gas
compressi e liquefatti.
Gli estintori che non siamo già soggetti a verifiche periodiche secondo
legislazione vigente e costruiti in conformità alla Direttiva 97/23/CE
(DLgs 93/2000), devono essere collaudati ogni 12 anni mediante una prova idraulica
della durata di 30s alla pressione di prova (Pt) indicata sul serbatoio.
Gli estintori che non siano già soggetti a verifiche periodiche secondo
la legislazione vigente e non conformi alla Direttiva 97/23/CE (DLgs 93/2000),
devono essere collaudati ogni 6 anni, mediante una prova idraulica, della durata
di 1 min a una pressione di 3,5 Mpa, o come da valore punzonato sul serbatoio
se maggiore.
Al termine delle prove, non devo verificarsi perdite, trasudazioni, deformazioni
o dilatazioni di nessun tipo.
 |
 |
Gruppo di pompaggio ad alta pressione
Erogazione ad acqua nebulizzata |
Pannello digitale
di controllo impianto |
|